lunedì 23 luglio 2012

In pizzeria con Cungo, i bambini belli e gli anni '80.

Lo so che voi non ci credete, ma questa è la cazza della verità, questi sono i fatti che sono andati precisi come ve li racconto.
C'era Cungo, che già sapete chi è, l'amico mio farmacista. C'era Gerardo, vestito puntuale come a Magnum P.I. e c'era pure Antonio, che tiene i capelli come a Michael, quello di Supercar.
          E c'era cocozza, Fabio, che nessuno di noi se lo sopporta anche perché davvero è insopportabile. Mica solo per quel problema dell'alito che una volta zio Billy ci disse "mio giovane tuttologo, non ti serve un igienista dentale, no. Tu devi andare in chiesa e farti fare un esorcismo per espellere quello che tieni in corpo, senti a me!". Il classico tipo io io io, io sono un signore, e ovviamente non è vero, io sono un grande avvocato, e ovviamente non è vero, io ho sempre ragione, e ovviamente vattene a fanculo tu e l'alito tuo. Cocozza è l'unico sposato, ovviamente s'è sposato a nu zucculone. Noi, tipo una volta alla settimana ci andiamo a fare la pizza. Siamo 'na stampa polaroid degli anni '80. Abbiamo tutti quarantasettanni ed una soglia d'invergognabilità smodatamente alta. Ce ne andiamo in un locale talmente kitch che manco i messicani del cartello della droga ci organizzerebbero le loro festicciole. Ma la pizza è buona assai, e pure la birra.


Solitamente, prima di ordinare facciamo un giro di due medie. Obbligati a questo rito da Cungo che, da sacerdote della beviterapia, sostiene "Ci dobbiamo scaldare, deve entrare in circolo la birrozza che dobbiamo stare attenti a quando arriva il momento che perdiamo la lucidità". Il resto del mondo si accorge che la lucidità nostra se ne scappa come a Bolt quando, all'unisono e senza alcuna giustificazione, veniamo sopraffatti dalla ridarella e Cungo sottolinea il momento sbattendo forte forte la mano aperta sul tavolo. Sbatte forte, Cungo. 

Gerardo invece tiene l'animo gentile, di solito piange. Infatti adesso sta piangendo. Antonio, che non è mai lucido per principio,  tiene l'abitudine di grattarsi. Si gratta sì, ma non lo fa con le mani. La forchetta se l'impugna a martello e si gratta dietro l'orecchio. Non si fa mai cambiare la forchetta perché dice che non vuole farsi prendere sul cazzo dalle cameriere. Indovinate dove comunque se lo tengono le cameriere, a Antonio.

          "Anto' vedi che la signorina aspetta solo la tua di ordinazione. Non ti preoccupare che puoi ordinare senza che smetti di grattarti la cazza della recchia".
              "Sì sì, non c'è problema". La gentile signorina non è che tiene esperienza a trattare con i malati di mente, è solo che ci conosce bene e sa che siamo innocui.
L'atteggiamento di cocozza è pari a quello di Higgins, stessa faccia di culo, niente baffi, meno intelligenza. E a cocozza noi lo prendiamo sempre per come è la faccia sua, che peraltro odora proprio come che è la faccia che si ritrova.

L'immenso locale si va via via riempiendo. C'è la stessa serena ovattata atmosfera come in un palazzetto dello sport durante una partita di pallavolo di un campionato minore. Ovviamente i fischietti, se ne ode il sibilo ben distinto di almeno tre, come i palloni e le bandiere, non mancano. Così come non possono mancare i diverbi tra gli allenatori e i genitori di campioni in erba, laddove l'erba è quella che tengono nel cervello. 

E' il turno di Cungo. Ha aspettato ad ordinare per poterlo fare con la cameriera nuova, che potrebbe essere tranquillamente sua figlia. Mentre la mamma era certo 'na mucca, considerato che la signorina ci ha due mammellone che se ci avesse un vestito coi rombi era precisa come a nu San Siro. 
          "Eh?"
          "........." E Cungo ci piazza pure n'espressione a tipo ecchéccà, non sei italiana?
          "Scusi?". E stavolta la figlia della mucca s'abbassa di un tanto.
          ".........". E vabbuo' tu non si' italiana.
          "Non ho sentito, mi perdoni".
          "So'...mo...ella..". Cungo guarda noi e poi la cameriera. Con lo stesso sguardo di Berlusconi alle feste sue.
         "Accipicchia, scusi, ma con 'sta confusione...mozzarella?...non ho proprio sentito..." E si china sul nostro amico.
E Cungo mo' tiene la faccia di Fonzie poiché, da gentiluomo qual è, va incontro alla mucchina nel preciso istante in cui lei s'abbassa così l'immenso naso del farmacista mo' sta preciso nello spacco delle mammellone della cameriera. Cungo bacia i due San Siro e ripete "Ma so' tutte le tue 'ste cazze di mammelle?".

Gerardo già piangeva, Antonio controlla che tante di quelle volte si fosse fatto uscire il sangue con la forchetta e io mi guardo la signorina con la faccia del condannato a morte. La mammifera pare indecisa sul da farsi e allora Cungo, che da buon galantuomo è pure romantico, le dedica una canzone che è precisa 'na poesia, si alza e "E famm' muri' dicendom' sì...n'ata vota..."


al ritornello, le mammelle se ne vanno. Cungo ci guarda meravigliato brutto "Azz, manco 'na canzone te le smuove a queste...so' cambiati assai 'sti tempi, e mamma mia". E si cala la terza birra.
Cocozza si dissoccia "Non concordo con il vostro modo di fare". E noi, come al coro di Nora Orlandi "E tanta cazz!".

Certe volte lo capisci quando non è cosa. E perché allora non mi sono alzato e me li sono portati via? Siamo circondati da altri e ben più importanti misteri, sicché ordinammo n'altra birra, la quarta. Media, come le precedenti tre.

Un gruppo di campioncini di pallavolo s'è piano piano allontanato dal campo di gioco e ha fatto invasione nelle pertinenze nostre. C'è un piccolo delinquente con un enorme bazooka ad acqua, ci sta pure Robin Hood con l'arco e, soprattutto, le cazze di frecce, Tarzan col pugnale, e Del Piero col pallone, 'ngula a lui. Già è proprio Del Piero che catalizza la nostra attenzione. Per diversi motivi. Il primo dei quali è che Del Piero, da cinque minuti, ricorda a tutti noi, tutti milanisti, che la Juve ha vinto il campionato.
          "Sì, Del Piero bello adesso vai a dirlo alla bocchina di mammeta che hai vinto, vai vai..."
          "Mammina mia tiene la bocca grande..."
          "Appunto"
          "Come appunto, tu hai detto bocchina"
          "Vai da papà tuo e fattelo spiegare, vai vai" Cungo se lo tratta alla pari, non avverte la differenza d'età, pur considerevole poiché parliamo di circa quarantanni.
          "Vuoi vedere come tira le punizioni Del Piero?"
          "Vuoi vedere che ti faccio parlare pure a te co' gli uccellini come fa quel cazzone?"
          "Hai detto una parolaccia"
          "Il pargolo ha ragione" Ecco cocozza, l'avvocato d'ufficio con lo zolfo in bocca..
E' garantito che mo' Cungo sta pensando che mettere le mani addosso al nuovo San Francesco non è bene però quanti avrebbero voluto vedere Magnum P. I. che si stroppiava di palate a quel rompicoglioni di Higgins?
A togliere tutti dall'imbarazzo ci pensa Gerardo che adesso non piange più mentre invece ne avrebbe ben donde poiché è stato appena colpito su di una gengiva da una freccia.
Antonio, senza smettere di grattarsi, ci mancherebbe, cerca di attirare l'attenzione dei veri colpevoli: i genitori di 'sti cosi qua. Il suo sbracciarsi non sortisce gli effetti sperati.
          "Forza Del Pie' adesso torna al tavolo tuo tu e i tuoi amichetti, fai il bravo bambino".
Gerardo esamina la punta della freccia come a chiedersi se possa essere avvelenata.
Cungo guarda male, molto molto male in direzione dei procreatori dei nostri nuovi compagnucci.
E' un'allegra tavolata di otto coppie del paleozotico. Certamente nutrono la convinzione che le pizzerie sono parchi primordiali dove si può dare libero sfogo alle proprie fantasie. Prima fra tutte, sciogliere i bambini.

          Noi però non avevamo notato il più pericoloso tra i fanciulletti. Un mingherlino di 90 centimetri identico a un lemure  armato di una lancia di 110 ovvero l'armato perdeva 20 a 0 nel confronto con l'arma. Ebbene Angelo, non poteva certo avere nome più appropriato, decise di lanciarsi a velocità inaudita verso il nostro tavolo sul quale planò a tuffo travolgendo quattro dei cinque boccali di birra tenendo ben tesa innanzi a sé la lancia che finì la sua corsa sul naso di Cungo.

         "Porca zozza d'una paletta..." Higgins cocozza
         "Cristo..." L'invocazione di Gerardo che ora teneva un leggero gonfiore sulle gengive dell'arcata dentale superiore.
         "Che peccato, tutte 'ste birre..." In periodo di crisi, Antonio sottolineò lo spreco.
         "ORZOWEI!, 'ngula a tutti i meglio muort di chi te mmuort a te e mammeta..." Cungo fu l'unico, forte anche del sangue che perdeva dal naso, a ben inquadrare la situazione. E d'impeto passò, purtroppo, al contrattacco. D'altronde, come dargli torto?

          "Del Pie' ora giochiamo al cane. Io sono il tuo San Bernardo. Tu mi lanci il pallone. Io te lo riporto." Lo sguardo di Cungo non ammetteva replica alcuna. Ora, un farmacista di quarantasettanni,  alto duecentotrecentimetri, con il naso sanguinante, in una pizzeria piena di gente, si mette a quattro zampe e abbaiando intima a Del Piero di lanciare il pallone in direzione del tavolo paleozotico.

           Il pallone è ora il portale per un universo diverso, altro. E tutti gli avventori, consapevoli di ciò, sono adesso muti e seguono la parabola dell'oggetto che cambierà per sempre le loro vite. Sanno che stanno per assistere a qualcosa di epocale.

           Il mio amico cane vola a quattro zampe appresso al pallone ed entrambi atterrano fragorosamente sul tavolo di sedici cattivi educatori. Il tavolo cede sotto il peso di Cungo come un wafer inzuppato. Urla, risate, vetri ovunque, schegge di legno, un trionfo di rosso e ambra a tipo 'na mostra d'arte contemporanea e tutti ci stiamo chiedendo se il rosso è ketchup o sangue.

          Cungo abbaia che pare a Linda Blair e si lecca in faccia tutte le incredule signore che gli capitano a tiro. Riavutisi dallo shock gli uomini sembrano sul punto d'intervenire e proprio mentre s'organizzavano per uccidere al mio amico, ecco il colpo di genio. Sempre abbaiando e a quattro zampe, Cungo s'avvicina al padre di Orzowei, ancora intontito, gli fa tre giri intorno e...uggesù uggesù, alza la gamba e si libera di quattro birre medie che teneva in corpo direttamente sopra alla testa del procreatore del lanciatore di lancia. Maronna ti ringrazio che non ci sta zio Billy.