lunedì 22 aprile 2013

Tutti A Tavola



          Ti avvicini al mio viso con quel pezzo di stoffa in mano, e io lo so come si chiama quel coso. Quel coso con il quale mi asciughi il rivolo di cibo che mi cola dal labbro destro. E la tua faccia, sul tuo volto c'è tutto lo schifo del mondo. Non mi pulisci perché mi ami, lo fai solo perché devi. E mi borbotti dietro, come ogni maledetta domenica. Tutti a tavola, anche il nonno rincoglionito. Sì, rincoglionito 'sta ceppa. Stufo piuttosto, e faccio finta di non sentirvi, di non capirvi. Se solo la mia parte destra del corpo potesse obbedire ai comandi del mio cervello. Lo prenderei da solo quel pezzo di stoffa. E con quel coso tamponerei le mie labbra ad evitare che ... che ... come si chiama ... sì, insomma ad evitare che il coso mi cosi sulla faccia e mi finisca su ... su ... su la cosa, ecco adesso non mi viene.

          Tutti a tavola, e fanculo a tutti. Oggi tocca a te, ma se l'ultima volta l'ho vestito io, non è vero tu l'hai solo lavato, già lavato ma che cosa hai lavato che avevo tutta la ... la ... la cosa sui cosi che sentivo quella cosa e allora vestilo tu che oggi non lo sopporto.

          Non lo sopporto, ma fanculo a tutti e che forse io vi sopporto? E che non le vedo le vostre facce insultanti quando non centro la bocca con il cucchiaio, non ero mica mancino io prima che arrivasse 'sta botta. Io ce lo dico alla testa di stare ferma e anche alla mano che regge il cucchiao ci dico di stare ferma. Ma la testa e il braccio e la mano non obbediscono ai miei voleri, semplicemente si fanno i cazzi loro così come avete sempre fatto tutti voi.

          Tutti a tavola, è domenica. Evviva, e fanculo. Oggi lavalo e vestilo tu, io vado a messa. Già vai a messa, e ti fai il segno della croce prima di iniziare a mangiare. Ma ti ho sentito quando hai detto a tuo marito che mi vuoi mandare in un istituto. Eravate in camera da letto, non ce la faccio più gli hai detto. Eravate nella camera che per una vita è stata la mia. E adesso è la vostra.

          Tutti a tavola, e non ce la faccio più. Ne ho abbastanza. Ha, voi ne avete abbastanza. Io invece sono qui che mi diverto come un matto. E' divertente, assai, cagarsi addosso. Ma che bello, dai che oggi stiamo un po' nella merda. Ed è divertente aspettare che la merda diventi un tutt'uno con me, che mi impregni fino a non sapere dove finisce la merda e dove comincio io. Perché quando mi cago addosso io non vi chiamo, perché non posso. E voi venite a vedere come va quando vi va. E siete voi che non ce la fate più, mentre io invece mi diverto a farmi togliere la cacca da voi.

          Tutti a tavola, ma fanculo. Oggi ci sono anche i miei ... sì, i cosi ... cioè i figli che voi, come si cosano quei cosi, ecco ... sì i ... ma chi cazzo se ne sbatte, e poi di nuovo quelle facce.
           Quei miserabili sguardi, offensivi, pieni del nulla del mondo ... la vostra insofferenza, ha! Vi chiedo scusa se vi fa schifo vedere la mia bava che accompagna il brodo ed entrambe penzolano all'angolo della mia bocca e voi girate la faccia. Voi, i miei cosi siete, io vi ho dato tutto. I cosi, sì ecco i figli, sì, voi siete i miei figli. Mai fatto una vacanza con quella poveretta di vostra madre, mai. Abbiamo rinunciato a tutto per voi, a tutto.

         Tutti a tavola, è pronto. E si guardano tra loro, come a dire sì sì è giusto, abbiamo preso la decisione giusta. D'altronde, non è mica colpa vostra. Un momento, e bummette. Arriva 'na botta. Sbatti a terra. Non vedi più un cazzo. Poi, ti svegli in un letto che non è il tuo. E senti le voci. E non riesci a rispondere. Devi pisciare, e allora ti alzi ... macché, mica ci riesci, ad alzarti. Ma devi alzarti, devi pisciare. Forza ... no, non ti alzi. E allora cerchi di dirlo a tutti 'sti coglioni che ti circondano, gli dici che hai bisogno di andare in bagno e che ti vuoi alzare ma non ci riesci ad alzarti. E nemmeno riesci ad attirare l'attenzione di uno di 'sti cazzoni da premio co' le facce contrite, allora provi proprio ad urlare e urli, ma nessuno le sente le tue grida. E inizi a sentire un rivolo di calore, e poi il puzzo, e poi il freddo e nessuno se ne accorge. Ma poi finalmente qualcuno se ne accorge, ed era meglio che non se ne accorgeva. Di nuovo le facce, le schifezze di tutta la terra sopra alle loro facce che commentano il puzzo del mio piscio. Vi chiedo scusa, signore e signori, se mi sono pisciato addosso.

          Tutti a tavola, oggi è l'ultimo giorno. Domani lo portiamo alla cosa così lì può cosare tutte le cose senza che noi cosiamo più ...

          Tutti a tavola, mica vi ho mai fatto mancare niente. Nè ricordo che vostra madre abbia mai fatto le facce che fate voi quando vi cambiava il letto nel quale vi pisciavate addosso. Già, ma è diverso.

          Tutti a tavola, ecco fatto. Il pranzo della domenica. Gli altri giorni siete tutti fuori a lavorare, mi dite. Perché pensate sia sufficiente chiudere un paio di ... sì di quelle cose che si aprono con le maniglie, così io non vi sento mentre parlate di me e mentre mangiate e mentre guardate la televisione e mentre sì, insomma mentre vivete lasciandomi qui in questo letto pieno di tutti i profumi di questo nostro magnifico colorato universo.

          Tutti a tavola, tanto vi ho sentito.

          Buongiorno Papà, come va oggi? Tutto bene? Dobbiamo vestirci, oggi ti portiamo a fare un giro, vedrai.

         E cazzo se ho visto, m'avete rinchiuso qua, in questo ... sì, in questo coso, pieno di cosi come me ...dove tutti cosiamo, e c'è pure coso ...