lunedì 3 settembre 2012

Un Racconto...Diverso.


 
            "Quello è un ricchione" SBADACRANK nu container di porto m'arriva preciso sopra alla nuca mia, è pure arrugginito 'sto cazzo di container. Eccerto, esposto ai marosi, ti credo che è arrugginito. Nu dolore talmente forte brutto che ancora me lo ricordo come se la gru me lo avesse appena scaricato addosso. Invece so' passati dieci anni. Tenevo quindici anni e lo scaricatore di container è mio papà. L'unica volta che m'ha picchiato. Mica m'ha stroppiato di palate quando ho fatto trentanove giorni di filone a scuola, consecutivi. Volevano anda' a Chi L'Ha Visto, hanno prima avvisato a casa. Mica m'ha stroppiato di palate quando come a Zico co' 'na saraca precisa ho sfondato col San Siro la finestra del soggiorno aggirando alla barriera del divano né ha fatto lo scaricatore di porto quando ho cambiato la conformazione della macchina che non ne voleva sapere di entrare dentro al garage, quella stronza e io ci ho modificato alla fiancata così s'impara a non fare quello che dico io, quella stronza.

          Eravamo a tavola tutti e sei, mamma, i miei tre fratelli più grandi e il rappresentante sindacale di tutti gli scaricatori di porto, papà.

          "Quello è un ricchione" dico io. E papà sale sopra alla gru, aggancia il più pesante e arrugginito di tutti i container che stanno sopra alla banchina del porto e me lo scaraventa sopra alla nuca. Nu dolore grande come a tutte le religioni del mondo, comprese pure quelle che fonderanno in futuro. Ho visto alla luce bianca per dieci giorni e dieci notti. La sberla, il Papa delle sberle. Cazza di sberla e che dolore.
          "Non permetterti mai più, mai. L'amore non ha confini, ricordatelo cretino". Papà mo' s'è appena accettato la nomina di guru delle recchie.

          Siamo una famiglia normale, non ci stanno vizi e pare che i miei genitori non si cornificano. Nel tempo libero, quando non fa' lo scaricatore di porto papà è un apprezzato dentista, molto in vista. Mamma è Preside allo scientifico, per quello ho fatto il classico. I miei fratelli so' normali, gente che né beve né si droga, in decisa controtendenza. Insomma siamo 'na palla di famiglia, tutta precisa. Assai demodé.

          I fratelli miei stanno tutti fidanzati e le fidanzate loro so' tutte miss college.

         Sono un tipo piuttosto chiuso, mi faccio i fatti miei e mi piace il jazz e infatti strimpello il sassofono. Coltrane e Parker so' i più grandi, lo so, ma a me piace Sonny Rollins. Alle feste mica si balla appresso al jazz, la musica mia io me l'ascolto di notte co' le cuffie in capa così non sento a quello del piano di sotto che so' tre mesi che deve mori' da un momento all'altro però ancora vivo è e i dolori ci pigliano solo alla notte per cui urla, a me mi pare strano.

          Tutti i compagni miei ci piace di ballare ma si ballano solo i lenti mentre a me piace di ballare e basta. Quando ballo so' contento così come so' contento quando nuoto.

          Io nuoto solo sott'acqua. Dieci metri alla volta, poi salgo a pigliare l'aria. Così mi meno n'altra volta sotto che c'è quell'atmosfera che solo sott'acqua c'è. Sott'acqua si ferma pure la fabbrica di sensi di colpa che tengo dentro alla capa mia. E' 'na fabbrica come quando c'erano i padroni delle ferriere, fanculo ai sindacati, si lavora sempre, sensi di colpa a go-go. Solo sotto l'acqua si fermano i lavori.
           Sott'acqua non penso proprio a niente, a volte mi viene dentro al cervello a Charles Aznavour, quellu frances' che canta in italiano e che ci piace a mia madre.
          Manco a Valentina penso quando sto sott'acqua.

           Valentina è stata la mia unica fidanzata, n'ovale rosa pallido incorniciato da enormi riccioloni anarchici e color del grano con due fessure verdi che ti fissano come il mare delle Seychelles senza vento zigomi alti e pieni di lentiggini come le stelle di notte in mezzo alla campagna e le labbra sponsorizzate dalla Michelin anche se la Pirelli le aveva offerto di più ma Vale teneva antipatico a Tronchetti Provera. Che allora ci disse se poteva fa la reclame sopra alle tette ma Valentina mia scelse le big babol. Come a tutti i potenti che so' assai insistenti quello insistette e dalle tette ci provò co' le chiappe ma quella era roba religiosa e Tronchetti così potente non lo è.

          Siamo stati fidanzati per tre anni, gli ultimi del liceo. Non abbiamo mai litigato, e non abbiamo mai fatto all'amore. Valentina diceva che un ragazzo più dolce di me non si trovava manco all'Eridania, è andata all'università a Roma e mo' ovviamente s'occupa di marketing, ci era portata.

           Ci abbiamo provato un sacco di volte a fare all'amore, non ci siamo mai riusciti. Valentina m'ha detto che per un sacco di tempo credeva fosse colpa sua. Poi pare che s'è sbloccata e assieme allo sblocco del sesso ha pure iniziato a trova' un sacco di contatti di lavoro.

          Però ci davamo dei baci che erano 'na roba che non vi posso di', mica perché non voglio né che mi vergogno, no. E' che non ci riesco, per me era a una specie di magia. M'acchiappava 'na roba tipo colite coi tremori della febbre e pure gli attacchi di diarrea ma invece che la cacca mi perdevo ai battiti del cuore mio. Una volta ci siamo baciati, quando già avevamo bello capito che di fottere era meglio che lasciavamo stare, per due ore e cinquantadue minuti. Guardate che so' proprio un sacco di tempo, quasi tre ore. A me mica m'è più capitato.

          Poi Valentina s'è andata a darci n'istruzione al talento suo pubblicitario.

          Lei  a Roma e io a Milano, ci siamo sentiti sempre meno.

         Forse perché ci tenevo alla fabbrica cinese dei sensi di colpa dentro al cervello, fatto sta che ci ho messo un casino di tempo per capire.

          Non ho più avuto a nessuna fidanzata. Adesso non è che posso mettermi qua a fa l'elogio della persona mia ma vi garantisco che so' fico forte io, che vi credete.

           Poi m'è successo all'improvviso. Nessuno m'ha avvisato. Nè un colpo di telefono o un sms manco 'na mail tipo che sta là quel tondo rosso co' l'uno bianco dentro ma tu mo' ti rompi il cazzo di vede' chi t'ha scritto.

           Tipo come 'na disgrazia improvvisa, ecco.

           Evidentemente ci tengo 'na predisposizione al verde che 'sta botta m'è pigliata per un paio d'occhi verdi solo che invece come a due fessure questi so' due laghi enormi co' delle ciglia che paiono alla foresta amazzonica. Che poi il verde a me sta sui coglioni, come colore.

            E stavolta ci so' riuscito eccomi a farci all'amore. Completamente, e venitemi a di' che il sesso non è tutto che vi mando precisi a farlo da dietro a un bel po' di sesso che così poi ve lo chiedo dopo se il sesso non è tutto, sarà forse che non è tutto ma ci manca proprio poco, al tutto.
           Chissà, fossi riuscito a farlo co' Valentina. magari poi però quella non sfondava nel mondo del marketing, né ci si faceva sfondare dal marketing mondano, bah.

           Insomma mo' sto innamorato come a 'na bestia e non vedo l'ora di dircelo a mamma e papà e a tutti i miei fratelli.

           E allora torno a casa per dircelo, ma quelli da casa mi cacciano e dicono che non ci devo mettere più piede e che sono la loro vergogna e il loro dolore più grande e la loro umiliazione.

           "Un ricchione, ma che schifo!". Questo mi dice mio papà che evidentemente s'è dimesso da guru delle recchie e io però ancora mi ricordo il dolore della cazza di sberla e sto confuso e forse era meglio se rimanevo cretino e  ma io non ho mai lavorato al porto e non so' come si aggancia un container per scaricarcelo sopra alla nuca e manco ne vedo di container forse perché gli occhi miei adesso so' pieni di lacrime e tengo più acqua dei laghi dell'amore mio e non c'è nemmeno la piscina dove posso tuffarmi dentro e pensare ad Aznavour mentre invece penso che tengo qualcosa che non va dentro alla capa mia.

           E allora corro, corro piangendo, corro e scappo dagli affetti più cari e mi precipito dentro alla migliore beauty farm del mondo e mi procuro a una di quelle creme miracolose. Un gel per lo scrub, una crema per lo scrub. Uno scrub bello granuloso, che senti le pietrine tra le dita. E poi te lo applichi, lo spalmi bello preciso preciso e lo lasci agire. Quindi sciacqui. E' semplice. Ti fai un bello scrub a quel cazzo di cervello e sopporti. E vai in giro come piace a loro, con lo scrub al cervello che s'è portato via a tutte le impurità che credevo che ce le tenevo io invece ce le hanno loro dentro alla capa loro le impurità.

           "Froci di mmerda". Ci dicono spesso a me e all'amore mio co' gli occhi verdi grandi. Non ci fanno nessun effetto, non ci procurano nessuna sofferenza. Un  paio di volte ho spaccato la faccia a due cazzoni e poi ci ho chiesto di dirmi chi erano i froci. Corrado, il verde amore mio, ha detto che se lo faccio di nuovo mi lascia. Non credo che mi lascerebbe ma è meglio non correre rischi.

          Sto su qualche social dove s'incontra di tutto, soprattutto vigliacchi. Ho come l'impressione che ai più, tra i vigliacchi, manchi proprio la cognizione dei vocaboli che usano. E' come se l'offendere il prossimo procurasse loro una sorta d'euforia inguinale. Ma non ci riescono a ferirmi, che cosa cazzo puoi ferire quando tu stai già oltre alla dimensione della sofferenza. Solo pena e disgusto.

          La fabbrica di sensi di colpa è fallita.

          Io nuoto ancora, ma non più sott'acqua.

         Sorrido spesso, ogni qual volta qualcuno mi dà del diverso. Se solo sapesse, quel qualcuno, quanto io lo considero diverso.

         Quanto ai miei affetti più cari, aspetto.

         Pare stia per aprire un centro estetico che ti rimette a nuovo l'anima.

        Il resto del mondo? Vorrei mandarcelo a fanculo, ma se poi scoprono che ci piace? No, no meglio che si vanno a fa' 'na bella comunione.

        E me ne vado camminando e penso a Marvin Gaye a Elton John a George Michael e a quant'è bello scambiare sorrisi co' gente che non conosci in mezzo a una strada affollata. Alzo la capa mia e mi guardo le stelle. Sono tante, e si tengono tutte per mano. Alcune se ne vanno per un' altra strada, scendono al contrario e poi salgono, insomma, so' diverse.

         E che ve lo dico a fare, l'ignoranza non si combatte.