lunedì 8 luglio 2013

Ti Restano Diciotto Mesi Di Vita, Goldrake a Londra.


Per Roberta, La Profumeria Adriana


          Sono un tuttologo, e posso permettermelo. Non mi sopporta nessuno, e ti credo. Della qual cosa, cioè che non mi sopporta nessuno, me ne sbatto altamente. Nemmeno chi mi frequenta mi sopporta. Perché chi non mi sopporta continui a frequentarmi resta tuttora un mistero irrisolto. D'altronde mo' mi ronza nel cervello a Michael Jackson con We're Almost There, e pur essendo un tuttologo ho da tempo smesso di cercare una spiegazione a tutto. Perché Michael Jackson hai voglia che ne ha cantata di roba, e allora perché questa?

          Io invece non riesco a fare un elenco dettagliato delle cose che non sopporto, sono troppe.

         Quelli che pensano di essere i miei amici mi chiamano Actarus, lo fanno pensando di farmi un piacere. Un modo come un altro di adularmi. Per inciso, ovviamente non sopporto essere adulato. Sul fatto che mi chiamano Actarus anche qui, me ne sbatto.

          Ho cinquantatreanni e guardo in continuazione i cartoni di Goldrake, ecco perché Actarus. L'alabarda spaziale avrei voluto averla con me nello studio del Dottor Pelica, luminare oncologo, ovviamente meridionale, quando con la faccia del fondo schiena dei macachi m'ha detto "... al massimo diciotto mesi". 

          Non sopporto gli stereotipi e i provincialismi. Non sopporto la sciatteria. Non sopporto la banalità. Non capisco perché i medici debbano indossare a carne quelle orribili tutine verdi peraltro con lo scollo a V dal quale scollo fuoriescono immancabilmente enormi ciuffi di peli arruffati, trovo che sia un'offesa senza pari al buon gusto. Il mio cervello adesso mi propone Got To Give It Up di Marvin Gaye ma i peli che escono dalle verdi tutine dei medici mi fanno schifo anche co' Marvin Gaye in testa.

          Quando sto nervoso, ovviamente sto spesso nervoso, vado in cerca di profumi. Il fatto è che voglio sentirli addosso agli altri, i profumi. Perché fondamentalmente avverto il bisogno di redimere tutta quest'umanità letamosa. La vera globalizzazione è l'indifferenza al bello. Circondati dalla sciatteria. Napo Orso Capo non lo fanno più. E io spero d'imbattermi in qualcuno con un profumo che mi porti altrove.

         L'altrove dove mi trascina il luminare meridionale, Pelica, è indescrivibile. Non ho bisogno di nessuna giustificazione per non sopportare a Pelica. Tantomeno di aggravanti. Non è che lo tengo sul cazzo perché mi ha detto che devo morire. Lo sapevo da me, che devo morire. Magari è un po' presto, tra diciotto mesi. Tant'è. Ma il profumo che usa il luminare. Perché? Chi glielo sceglie? Lo compra da solo? Glielo regala l'assistente vintage? E perché ne mette così tanto?
        
        Non sopporto un cameriere maleducato e meno che meno chi tratta maleducatamente un cameriere. Insomma, non sopporto la maleducazione e sorvolo su quanto possa essere stupido trattare male chi prima o poi ti porterà del cibo che tu mangerai.

          Non reggo le conversazioni, mi stanco. Mi annoio a morte a sentire parlare gli altri. Dicono solo scemenze. Il livello del mondo è basso. La gente è ignorante. 

          Fondamentalmente comunque, me ne sbatto. 

          Diciotto mesi, al massimo. 'Sto Pelica. Avesse aggiunto un mi dispiace avrei potuto ucciderlo. Magari mentre gli affondavo il maglio rotante in mezzo agli occhi gli canticchiavo va' distruggi il male va, e poi aggiungevo che sempre diciotto mesi in più di lui campavo. Ma invece quell'insulso dottorucolo peraltro munito di lenti senza montatura, come se vi fosse cosa più sciatta che indossare un paio d'anonimi occhiali senza la montatura, non ha aggiunto altro. Al massimo diciotto mesi. Un minimo d'imbarazzo. Poteva accennare un sorriso. O abbassare la testa. Macché, fiero come a Mel Gibson col gonnellino a scacchi e la mazza in mano mi ha guardato in faccia e mica ha spostato lo sguardo. Magari è tifoso della Juventus. Gli occhiali senza montatura. La segretaria vintage. E il profumo puzzante. Un arrogante trionfo di vetiver e sandalo e muschio come fusi in uno yogurt di pessima fattura e scaduto da tempo. Peraltro lasciato pure in frigorifero. E senza coperchio.

          Come si fa a essere tifosi della Juventus, che assoluta uniformità di mancanza di stile.

          Diciotto mesi, al massimo. E quasi stavo per chiedergli scusa. Scusami grande luminare juventino se ti firmo un assegno di diecimila euro per sentirmi dire che mi restano diciotto mesi di vita. Al massimo. E provo tristezza per il mio assegno che adesso è stretto dalle mani che puzzano di yougurt andato a male che lo passano alle unghie col french fluo della segretaria vintage. 

         E, chiedo scusa, tipo quel al massimo come lo interpreto, che magari possono essere diciassette? O forse quindici? Magari invece è meno di un anno, e chi può dirlo? Al massimo.

         Magari il papà di Actarus una medicina ce l'ha per questo coso che tengo dentro. Magari, e magari, e magari.

         Va, distruggi il male, va ...

        In effetti, anche gli ottimisti non sopporto. Forse perché gli ottimisti hanno sempre quel sorrisetto idiota sopra alla faccia.

          Perché ti compri la smart. Perché fumi il sigaro. Perché parli di giustizia sociale se non hai mai lavorato in tutta la tua vita. Perché usi i calzini bianchi senza essere Michael Jackson.

          Al massimo, come lo quantifichi. Al massimo, di certo vuol dire che oltre i diciotto mesi non ci vai. Questo vuol senz'altro dire al massimo. E' sicuro.

          Non puoi fare progetti mentre tutti fanno progetti. E più so' cretini, più fanno progetti. E tutti i progetti progettati dai più cretini hanno assolutamente successo.

          Il cretino è un kamikaze che spara stupidaggini. Epperò sopravvive, che razza di kamikaze è. Piuttosto è un assassino. Il cretino sopravvive mentre a te, al massimo, restano diciotto mesi.

          Che poi, non è vero. Perché ne sono già passati tredici, di mesi.

         Per cui ne restano cinque, al massimo.

         E non sopporto tutte queste visite di cortesia, gli sguardi contriti. Tutti sanno, sembra che tengono tutti un calendario appeso in fronte con i mesi già passati. Perché quelli a venire e mica si può, si parla di un al massimo, perciò.

          E tutti si autocelebrano. Tutti postano. Mi hanno aggiunto in trentacinque l'altro giorno, e in ventisette ieri mentre oggi ho già quarantuno richieste d'amicizia. Su feisbuc. 

         Ora, pur a prescindere l'imprescindibile ovvero per poco non andavi a sbattere di muso contro uno dei ventisette che ti ha aggiunto ieri ma non vi siete manco salutati, ma dico come si fa ad essere così, proprio così? Brindi con lo sciambagnino in un tristissimo lido afoso e posti la tua bella foto ovviamente fatta col telefonino per guardartela compiaciuto sul tuo computer. Ho gli amici su feisbuc, mi dici. Ma che ti prenda un crampo al culo.

         Io penso invece al massimo.

         Non sopporto le crociere, è per questo che forse quasi quasi ne faccio una. Una di quelle internazionali. Se non altro non dovrei imbattermi in qualche juventino. Ma quelli so' dappertutto. Magari ne faccio una di quelle che durano mesi tipo quattro, al massimo.

         Va, distruggi il male va ...

         Gli ostinati. Quelli che s'innervosiscono. Perché ostinarsi ad ingelosirsi quando si vede la propria ex con un altro. Non vi hanno insegnato a regalare i vostri vecchi giocattoli ai meno fortunati?

         Mi fanno schifo troppe cose, e allora tutto sommato chi se ne frega. Al massimo, quattro mesi.

        I morti sentono i profumi? Sono gelosi? Sono curiosi? Possono essere scostumati, i morti? Portano con sé la loro arroganza? Può un morto continuare ad essere tirchio? Percepisce la bellezza, un morto? Da morto potrò ancora avere nel cervello Bob Marley e Marvin Gaye e Elton John e Stevie Wonder e Quincy Jones e Ron Matlock e gli Spinners e David Sylvian e John Coltrane e Miles Davis e Herbie Hancock e i Prefab Sprout e David Bowie e Mick Jagger e Bruce Springsteen e l'iris, la rosa, la vaniglia, il pepe nero e il cocco e guarderò un Cezanne, Rembrandt, Chagall?

          Perché?

         E perché me lo doveva dire 'sto Pelica?

         E perché, se non sopporto nessuno, se tutti puzzano, se tutti sono corrotti, se il male non prende mai un giorno di riposo, se l'ovvio e la banalità trionfano supportati dall'ingiustizia, perché non voglio morire?

         Al massimo, 'sto cazzo.

         Chi davvero va per mare, ci va a vela.

         Come saprò chi vincerà la prossima Champions League? D'accordo, di sicuro non la Juventus ma vorrei saperlo lo stesso. Non dico che voglio vedere la finale, non ce la faccio più a guardare le partite anche senza audio.

         Se odio Pelica, perché ogni momento della giornata è scandito dalla sua voce "... al massimo, diciotto mesi". Tin Man degli America, I Can't Tell You Why degli Eagles, Too Much Lovemakin' di Gloria Scott e Pelica che mi canta la fine.

         Va, distuggi il male va ... Actarus, suggerimenti?

         E se rifanno Napo Orso Capo, lo saprò?

        Perché fino a prima d'incontrare Pelica 'sti pensieri non ce li avevo?

        E se sopravvivo oltre? Se vado oltre i diciotto mesi, vuol dire che so' salvo?

        L'odore d'un gran bordeaux, il suo sapore. La camicia bianca e le scarpe bicolori, lo sci d'acqua e il silenzioso volteggiare del deltaplano. Gli Adirondack in autunno. L'oceano in inverno. L'estate sulle dolomiti e la primavera a Venezia. Ad occhi chiusi sul divano. Sarà così, da morto?

        Stayin Alive dei Bee Gees, e già.

        E così, per aver voluto troppo non avrò più nulla? Aver sempre e sempre rifiutato l'amore perché volevo di più e allora alla fine di questo si tratta, il più è sempre meno quando non nulla?

        Al massimo, e da solo.

        Circondato dagli odori più squallidi, e Dio?

        T'incontrerò, Dio? Come funziona, viene James Mason con la grisaglia fumo di Londra e c'incamminiamo sulle soffici nuvole bianche anche se io non suono il piffero e non somiglio affatto a Warren Beatty?

         E potrò aspettare Pelica, sopra alle nuvole, con una roncola in mano?

         E che faccio, parto o aspetto qui?

         Questa sensazione di disagio, mai provata prima, a cos'è dovuta?

         E' un odore, non una puzza. Eppure sono circondato da gente, e come potrebbe essere altrimenti. A Londra di gente ce n'è assai, ma assai. Almeno ieri mi so' andato a vedere gli Stones. Mick è salito sul palco con una giacca a fondo nero con enormi disegni cachemire in oro. E ballava, e cantava, e tiene settantanni, lui. Per lui niente al massimo.

         Al bar del Savoy c'è una rossa che mi fissa. Gli scostumati stanno dappertutto, magari è italiana ed è tifosa della Juve. Ma è bella come Friends di Ennio Morricone. Le sue gambe fanno pensare alle dune di sabbia di quel posto in Brasile, la riserva naturale, come cazzo si chiama, che confusione, mi gira la testa, sento il cocco, e vedo n'onda enorme arrivare da dietro al divano cremisi, e come c'è arrivata l'onda al Savoy, l'ylang-ylang e l'iris, e gli occhi verdi della tipa, no sono grigi, sono fessure di luce azzurra, no sono celesti, e continuano a fissarmi, e adesso nevica sull'onda ma io suono il basso con gli Chic che cantano Good Times ma qua di good non ci può proprio essere niente perché 'sto casino nel cervello forse vuol dire che al massimo è adesso, infatti le mani della scostumata fissatrice juventina si poggiano sulle mie e sono fresche come le salviette dell'aereo quando te le portano per rinfrescarti al momento dell'atterraggio ma la verità è che tutti si cacano sotto  e sembrano fresche perché tu stai sudando come a Bonolis e ora non sento più l'umanità puzzolente, forse al Savoy l'umanità non puzza o perlomeno non usa profumi sbagliati, e sarebbe magari il caso di mettere qualche punto, ma ho paura che è tipo come nei film quando ti dicono non mi lasciare, tieni duro, stai sveglio, non addormentarti, e non posso addormentarmi perché queste che mi stringono, ve lo giuro, sono le più belle mani della storia di tutte le belle mani e tengono lo smalto trasparente e non hanno il french né quei cazzi di colori fluo, e sono morbide e sono, forse so' le mani di Dio che dice che è amore, e allora magari Dio è femmina ma come posso mai chiederci di fare all'amore io a Dio, e il profumo, e il vestito, e la scollatura, e non ha il reggiseno, però non le si vedono i capezzoli, e i capelli sono, e mi gira la testa, adesso torna l'onda, ma è n'onda di fiori, una enorme onda, uno tsunami di gardenie, ho paura, mi poggia le labbra carnose porpora e umide sulla fronte, chissà che ha bevuto, tiene il sapore del lime, voglio gridare di girarsi, stiamo per essere travolti dallo tsunami di gardenie, come può una persona così bella essere tifosa della Juve? Attenta ...

"Si sente meglio, adesso?" I'm So Glad That I'm A Woman cantano le Love Unlimited mentre Pelica con i suoi peli e la montatura assente mi dicono al massimo, e apro gli occhi e c'è la scostumata. Che è di una bellezza inguardabile, perché tutte le rosse hanno una cascata di capelli ricci che non sono ricci, perché?

"Sono morto?" Lo so, è 'na domanda da coglione e da film di serie b, ma questo m'è venuto.
"Oh, no. Direi di no. E' svenuto". La riccia rossa scostumata.
"E' italiana?"
"Sì, anche lei allora". Altro che, molto peggio. Io so' di Potenza.
"Sì, sono italiano. Decisamente". E non fissarla, non la fissare.

           Pelica, vieni qua. Dove sei, Pelica. Maledetto. O è colpa tua Dio? Adesso? Perché?  Il premio di produzione prima della morte, gli Stones il Savoy l'amore e poi mi fai morire? Quando la smetterai, Dio, di giocare con le vite nostre?

         Va, distruggi il male va ...

         Non voglio morire adesso. Voglio che mi prolungate il massimo. Voglio sapere come si chiama la rossariccia. Voglio sapere se è tifosa della Juve. Voglio sapere dove vive.

       E ora ricordo, il profumo. E' stato il profumo. E' il suo profumo, quello che sento anche adesso.

"Il suo profumo...".
"Prego?"
"Sono svenuto per via del suo profumo".
"Oh, pare di no. Sembra piuttosto che lei sia svenuto per colpa di alcuni farmaci particolarmente tossici. Questo è quello che sostiene il medico. E le assicuro che il medico è molto bravo". E mi uccide con un sorriso fatto di tutta la dolcezza della terra.
"Posso parlare con il medico?"
"Prego".
"E' lei?"
"Sì, ma stia tranquillo non c'è bisogno che si spogli". Maledetto Pelica, è pure simpatica. Maledetto Pelica.
"Ascolti, io sono molto malato. Mi restano pochi giorni di vita e ..."

         Sono steso su uno dei divani di uno dei bar del Savoy, a Londra. La rossariccia adesso si china su di me, il suo nero tubino di seta sfiora ora i miei peli del petto, e io non ho mai pregato, manco per non morire ho pregato però adesso prego, e perciò Gesù, Manitù, Giove, Budda gli alberi della terra o tutti i cieli di tutti gli universi che ci stanno, vi prego, non fatemi sudare, non fatemi fare figure di merda, fatemi sembrare intelligente, affascinante, ironico e prestante, mandatemi una app mo' stesso, e mandatemela pure co' tutti gli aggiornamenti ...

"Prima di morire, devo chiederle una cosa". Le divinità non m'hanno mandato nessuna app, ovviamente!

          Mi hanno portato in ospedale, a Londra. Non voglio mortificare le nostre strutture. La rossariccia si chiama Filomena, è di Avigliano. Ha trovato lavoro a Londra. Da noi manco a parlarne. Ve la faccio breve. Pelica è un coglione ma non perché si scopa l'assistente vintage o tieni i pelazzi che gli escono dalla tutina o perché usa un profumo che non è un profumo. Pelica è un coglione perché è un incompetente.

         Pelica s'è sbagliato. Ha confuso la mia cartella con quella di un altro. Però stava uccidendomi lo stesso con la cura che m'ha dato per curarmi da un qualcosa che non andava curato. E penso a quello con la mia cartella clinica. E penso che l'umanità è bella.

          Per cui Pelica è un coglione ma io manco ci vado, da Pelica.

          Perché Filomena s'è innamorata di me, e io sono andato a vivere a Londra.

          Ogni tre mesi torniamo a Potenza, anche se a Potenza non abbiamo più nessuno.

         O meglio, non è vero. Noi a Potenza abbiamo Roberta.

         Sì perché io non credo in Dio, mi sa che manco credo nell'amore. Forse Pelica aveva ragione. Forse Filomena quel giorno al bar aspettava qualcun altro.

         A me piace pensare che la vita me l'ha salvata il profumo di Filomena, che se anche vive a Londra torna a Potenza per comprarsi il profumo, da Roberta.

"Devo chiederle una cosa ...". E si avvicina sempre di più e il profumo è qualcosa di magnifico.
"Dimmi, bello. Chiedi pure" E le sue labbra sono quasi le mie.
"Che profumo è?"
"Virgin Island Water di Creed, disgraziato. Credevo volessi chiedermi di baciarti, ora lo farò io ma in futuro per fare all'amore con me dovrai chiederlo, e chiederlo, e chiederlo ...".

          E io bacio Filomena perché, come tutti i tuttologi,  io della vita non ho capito un cazzo. Se è tifosa della Juventus, ce lo chiedo dopo ...


   

martedì 25 giugno 2013

Maratea, simply beauty.




Maratea, alone doesn't mean lonely. Semplicemente, la bellezza.





Love, The Art Of Noise
Don't It Make It Better, Bill Withers
Pandora, Cocteau Twins

lunedì 10 giugno 2013

Fefè 'A Bellezza Ovvero La Malinconia Non E' tristezza

     
             Il mondo è come i pomodori, non sa più di niente, non tiene più sapore.

          Per tutti sono Fefè 'a bellezza, che secondo l'importantissimo parere mio è sempre meglio che Fefè 'u fico. Perché tanto mo' pure i fichi non sanno più di niente.
          Ve lo devo dire,  piaccio assai, sia ai maschi che alle femmine. Del fatto che possa o meno piacere ai maschi, sinceramente è questione irrilevante.

          I pomodori una volta tenevano un sapore meraviglioso.

          A me non importa più di tanto se tieni le finestre senza le tende, e nemmeno se tieni le tende ma le tieni aperte. Tanto io dentro casa tua non ci guardo, sono fatto così. Io voglio essere invitato a casa tua, per poterti dire che no, non ci vengo.

          Olga.

        Una volta le persone famose se n'andavano in giro con enormi occhiali da sole e cappello, meravigliose donne d'una bellezza mozzafiato portavano bellissimi foulard in testa, e le persone famose, più erano famose e più erano eleganti e discrete. Semplicemente perché se sei davvero elegante sei pure discreto. 

          Sono magro, decisamente. Tengo folti capelli biondi e lucenti, pare che sto sempre come un campo di grano baciato dal sole al tramonto, pronto per una meravigliosa fotografia in controluce con un fantastico effetto bokeh. So' magro ma no rachitico. Anni e anni di nuoto in gioventù hanno contribuito a plasmare le mie spalle senza rendermi ridicolo come i forzati del body building. E oggi arrivo ai cinquantanni in surplace. Poche rughe, qualcosina intorno agli occhi sotto ai quali non ci stanno le borse del supermercato. Gli acquerelli di madre natura si so' divertiti a copiare le acque in riva al mare della Sardegna meridionale quando non c'è vento, quindi per capire di che colore tengo gli occhi e distinguere il verde smeraldo dall'azzurro al blu notte col chiaro di luna mi dovete fissare a lungo come fanno gli scostumati o gli innamorati al primo appuntamento.

          L'interruttore del mio sguardo è sempre su dolce-malinconico, non mi sono mai sposato e dormo sempre solo. Ovviamente, non di notte. La notte bisogna guardare le cose, perché le cose di notte so' diverse. A cominciare dai rumori. La fase del questo è più bello di quell'altro è da tempo stata superata. Non c'è bisogno di dire che una cosa è più bella d'una altra, è evidente. E' evidente la bellezza, sempre. 

          Se debbo spiegarvi il bello, per cortesia, statemi lontano.

          Le certezze che ho so' poche, ma rappresentano i pilastri incrollabili del mio universo.

          Volevo fare l'attore, al primo provino, mentre aspettavo il turno mio, si siede vicino a me uno co' 'na chitarra a tracolla e, senza peraltro chiedermelo, mi fa sentire la canzone sua. Le parole erano talmente brutte che per evitare di ascoltarle ho suggerito quelle giuste. Ancora oggi, 'sta canzone è la più venduta al mondo. Milioni e milioni di copie, l'avete canticchiata pure voi almeno una volta, al cesso o in riva al mare, e miliardi e miliardi per me.

          Le mie certezze sono che so' ricco oltre ogni immaginazione ma so' pure un galantuomo certamente non adatto ai tempi nostri.

          A volte non esco proprio di casa, ed è proprio quando resto a casa che vedo le cose più belle. A cominciare dal fatto che quando decido di starmene a casa mi vesto ovviamente in maniera più elegante di quando esco. Vado in giardino piglio un fiore e lo metto nell'occhiello della giacca. Perché io ci voglio bene a Oscar Wilde.

          Non ho mai fatto uso di droghe, nemmeno uno spinello. Che bisogno c'è di drogarsi quando puoi godere dell'alba sui tetti o del tramonto sull'oceano. E senza pagare nessun delinquente. Già, ma mo' 'u drogato è uno fico, mica n'emarginato. 

         Ho una sola necessità, nuotare. Foss'anche solo nella piscina di casa. Ogni volta nuoto più a lungo, per questo preferisco farlo a mare, anche d'inverno. Bracciata dopo bracciata, a delfino, a delfino a modo mio, con lunghe immersioni sott'acqua, a occhi aperti, a scoppiare i polmoni, contro i marosi e poi risalire come a rinascere, e di nuovo sotto nell'apparente nulla ovattato e silenzioso quando non confuso e assordante mescolarsi di correnti schiumose.
          
          Non tengo paure, ma rispetto il mare.

         Mi annoiano tutti, ma li rispetto. La buona educazione è il segreto dell'esistenza. Semplice come un piatto di spaghetti al pomodoro. Ma non cacatemi il cazzo, perché è più facile essere educati che preparare un piatto di spaghetti come si deve.

          Prima di tutto perché i pomodori non tengono il sapore di una volta.

          Non tengo pazienza, ma so ascoltare. E dici niente.

         Un tempo uno parlava il meno possibile, magari anche solo per paura di sbagliare. Mo' pare che tutti tengono un irrefrenabile bisogno di portare il mondo a conoscenza dei loro pensieri. Non conosco nessuno che non ha scritto almeno un libro.

          E i salotti so' come ai pomodori, non tengono più sapore, non sanno di niente. Chiacchiere diversamente abili. I salotti so' come a tanti invalidi.

          E delle feste manco ne voglio parlare, soprattutto di quelle a sorpresa. Perché di solito le festa a sorpresa so' organizzate dal sorpresato.

          Cinquantanni, e stasera mi fanno la festa a sorpresa. Tengo forte assai la voglia di farla io, la sorpresa.

           Ci saranno tutti gli amici con le loro mogli e fidanzate e compagne. E soprattutto con i loro rimorchi carichi di tutte le contraddizioni della terra. La sublimazione dell'indifferenza verso il malaffare.

          La diffidenza. Io diffido, ma ascolto. Ascolto, ma non tengo pazienza. Semplicemente, mi rompo il cazzo.

          Diffido di chi guida col cappello. Diffido di chi guida l'auto col braccio a penzoloni fuori dal finestrino tipo n'impiccato agonizzante con le dita della mano che mimano gli ultimi spasmi.
          Diffido assai di chi quando parla sputa a raffica il proprio sproporzionato io, e io, e io, e io, e io, e tu ... e tu, ma vafangulo, vai va'.
         
          La trasgressione. Le droghe. Il sesso estremo. I club privé. Gli scambi di coppia. I collezionisti. Collezionano orribili nefandezze che cercano di spacciare per arte nel mentre artisti del malaffare spacciano droghe che mogli annoiate inoculano nei loro corpi contemporaneamente posseduti da altri corpi drogati in luoghi chiamati privé ma che di privé non tengono un beneamato cazzo di niente, a parte molti cazzi per lo più piccoli e flosci. La trasgressione, ma fatem'u piacere.

          Olga, i capelli al vento.

          La vera trasgressione è cenare alle sette e quaranticinque la sera, con tua moglie e tuo figlio. La televisione è spenta. Tuo figlio ha preso quattro al compito di italiano. E tu gli spieghi che non è una cosa buona, e manco ti passa per il cervello di andare a protestare con la professoressa. E magari ci dai pure 'na sberla, a tuo figlio. E tuo figlio pensa di fare una scenata. Pensa di giocare a fare il disadattato, il dissociato. Vuole prendere la tovaglia che è sempre la stessa da sedicianni e la vuole scaraventare sopra al soffitto per guardarla atterrare sui disastri appena iniziati come un paracadute a scacchi bianchi e rossi. Invece tuo figlio decide di non gettarsi in volo, e si ricorderà dello schiaffo che gli ha salvato la vita mentre il prete, con il più improbabile degli accenti dice, guardando una modesta bara nella quale poche ore prima ti hanno rinchiuso, che eri un uomo buono.
          E tuo figlio non piange, ma sorride malinconicamente. Perché tu sei stato un trasgressore e ci hai insegnato l'educazione. Ci hai dato il dono più grande, l'educazione. E ci hai fatto capire che essere buono è la più alta delle forme d'intelligenza.

          Una sola canzone, peraltro le sole parole di una sola canzone. E mi posso permettere di attraversare scalzo l'enorme patio in teak che separa casa mia da una sottile linea di borotalco alla vaniglia che molti chiamano spiaggia, e sono in acqua nel preciso istante in cui anche il sole si lascia scivolare delicatamente a mollo. E mi soffia la sua scia ambrata, così tengo la mia personale corsia preferenziale verso l'orizzonte.

            E nuoto, nel pomeriggio ormai stanco e sopraffatto del giorno del mio cinquantesimo compleanno.

             Vorrei delfini e gabbiani appresso a me. E no 'sti pensieri scomposti.

           Ad ogni bracciata, un pensiero.

           Olga, seduta co' me sopra a quel muretto che delimitava l'accesso alla piazza del paese. Il parcheggio per gli ospiti di casa mia è cinquanta volte più grande di quella piazzetta. Non c'era posto per tutti, sopra a quel muretto. E se riuscivi a stare seduto per dieci minuti avevi fatto il record. Perché quello era un muretto per i cazzi dei fachiri. Non era levigato, e quando ti ci alzavi da sopra non potevi fare a meno di grattarti compulsivamente il culo.
            Olga, quando ci alzammo io il culo non me lo grattai.

           Non mi piace lo champagne. E nemmeno il caviale. Non mi piace l'aragosta, mi piace il pane del forno a legna. Mi piace la maionese ma non sopra alle patatine fritte. Non sopporto l'arredamento minimal e tengo sul cazzo chi grida. Perché gridi?

           Perché i ristoranti consentono tavolate di più di otto persone, perché? Perché devi andare il sabato sera in pizzeria, e ci devi andare con i bambini, e i bambini non li fai stare seduti a tavola, e devi urlare mentre tieni il pomodoro della pizza che ti scende dall'angolo della bocca tipo la peggiore delle scene pulp, e perché tutto ciò ti riesce senza provare nessun imbarazzo.

          Olga, ti chiesi d'andare a guardare il tramonto.

         Voglio un decreto legge che punisca con la reclusione fino a due anni chi compra la cintura d'Hermes e non ci cambia la fibbia, e se ne va in giro come a un coglione con un'enorme acca a richiamare l'attenzione sopra a un cazzo certamente piccolo.  Che deficiente.

         Olga, andammo a guardare il tramonto e tu tenevi gli occhi lucidi. E il mio cuore era  una mandria di purosangue neri dal pelo lucidissimo, galoppavano imbizzarriti senza alzare polvere.

          Perché ci si sposa a luglio, al mare. E' volgare come un paio di gambe fasciate da calze velate a maggio.

           Diffido di chi si spinge oltre la misura.

          Qual è il processo cerebrale che ti spinge a rifarti le tette. E soprattutto perché te le rifai male, le tette. E perché pensi che io possa avere un qualche interesse a guardare le tue tette rifatte male?

          Mi piace il tennis, non il wrestling. I tennisti di un tempo avrebbero potuto giocare a teatro, con le musiche di Tchaikovsky. Una partita a tennis era come un balletto. Oggi il tennis è urlato come urlate sono le tragedie al telegiornale.

          E continuo a nuotare verso il sole che sembra voler mantenere la promessa dell'invito che mi ha fatto mandandomi la sua scia, ti aspetto m'ha detto. E nuoto.

          Trovo inconcepibile la totale incapacità d'emozionarsi guardando un film o ascoltando Brahms.

       Conosco uno che ha scritto un romanzo, discreto. Ma non ha tenuto fortuna anche se è stato pubblicato dalla più famosa casa editrice. Non ha venduto, semplicemente. Siccome il padre era ricco da fare schifo, perché non esistono ricchi così e così. Se sei ricco, sei ricco da fare schifo, sempre. Ebbene ha continuato a scrivere, ma ha scritto solo cagate pazzesche e tutte uguali. Romanzi come a tanti stronzi seriali. Poi ha trovato un cesso capace di contenere a tutte le sue merde. Ce lo ha comprato il padre, al cesso. E il cesso, che era in vetrina dentro al negozio degli aristochic critici letterari, è riuscito a spacciare per capolavori le sue cacate. E così t'hanno vinto il premio Fattucchiera. Merde allo sbaraglio, per la faccia sopra a un magazine.

          L'incapacità di sforzarsi di provare a capire le persone. Accettare le diversità.

          Come è possibile che i ricchioni so' tutti belli.

          Con il mare forza sei il bagno non lo si deve fare. Olga, mi tuffai tra i marosi per farmi frustare dalle onde davanti a te. Mi pare strano ancora adesso capire come è possibile che non sono morto quando per tre volte provai ad emergere tra i flutti mentre un risucchio involontariamente mi richiamava a sé aiutato da immense bolle di schiuma bianca. Trattenuto, frustato e sbattuto contro la mia volontà. E poi l'aria. E le tue lacrime, salate come l'acqua che non voleva lasciarmi andare ma piene d'aria. Olga.

         Odio i serpenti, e mi fanno paura. Forse è per questo che non sopporto chi striscia.

         Le sfumature. Perché vieni a cena a casa mia con i mocassini marroni? Perché mi inviti a cena a casa tua e mentre mi fai bere vino italiano, notoriamente inferiore a quello francese, mi dici quanto hai pagato 'sta cazza di bottiglia di merda?

         Come è possibile essere incapaci di difendere pubblicamente un amico.

         La filosofia della comitiva, che trova la sua propria auto celebrazione nel poter dir male dell'assente di turno.

         Non tengo il gene dell'adeguamento. Non tengo la capacità d'adeguarmi. Un minimo di tolleranza sì, ce l'ho. Ma non mi riesco ad adeguare.

         Come è possibile che la barba incolta sia passata dall'essere evidente segnale di sciatteria a sinonimo di macismo fico. Stereotipi e neologismi, ma non mi cacate il cazzo.

          Olga, volevo portarti a cena e mi dicesti no, portami a vedere l'alba da sopra alla barca in mezzo al mare. E alle quattro del mattino rubai 'na barca e in mezzo al mare guardammo le stelle in cielo che parevano segni di punteggiatura sopra un foglio in attesa d'essere presi e sistemati tra le pagine della vita. E proprio quand'era più buio del buio, arrivò il sole.

           Perché ti compri la macchina per farla guidare dall'autista. Perché ti compri la barca per farla portare al marinaio. Perché ti compri la barca per stare fermo nel porto.

            Diffido di chi non usa appropriatamente gli aggettivi. E tengo sul cazzo chiunque sente una tromba e dice che gli ricorda a Miles Davis. E i pomodori non tengono più il sapore di una volta.

          Mi manca Ennio Flaiano e penso agli amici. Gli amici della festa a sorpresa.

          Salvatore, che voleva fare l'istruttore. L'istruttore di scuola guida. Stava sempre arrapato, Salvatore. E sosteneva che non poteva esserci lavoro migliore di quello dell'istruttore di scuola guida. Vedere 'na femmina che siede al volante. Alza leggermente la gonna e divarica le gambe. Si mette la cintura di sicurezza che divide, alza ed esalta le zizze. E mette la mano sul pomello della leva del cambio. Ancora oggi nessun filosofo della femmina è riuscito a ribaltare la teoria di Salvatore. Peraltro Salvatore ha fatto progressi, assai. E' uno dei più pagati chirurghi estetici del mondo. Ovviamente, la sua specialità so' le zizze.

           Cervello e cuore, materia grigia e sangue. Tutte le femmine del mondo, anche quelle che ancora devono diventare femmina, e Olga. La materia grigia, il cervello, stanno là. So' immobili. Non fanno un cazzo di niente, semplicemente pensano. Se sei fortunato. Il cuore fatica come a nu dannato. Pompa sangue per tutta la vita. Il sangue tu ce l'hai ovunque, pure dalle parti del cervello. Il sangue corre, scappa, si muove. Anche se sei sfortunato. Pure se sei un coglione tieni cuore.

          E' bellissimo nuotare mentre piove. Nessuno lo fa. Pare che è difficile sapere ciò che va fatto al momento di farlo. Io invece ho sempre saputo cosa andavo fatto, quel che dovevo fare. Semplicemente, troppo spesso non l'ho fatto e tanta cazz.

          Olga, gelosa da fare paura. Diceva che ero bello e intelligente. E la trovava una combinazione insopportabile ed ingestibile. Ero affascinante, diceva. Ma soprattutto diceva che tenevo talento, assai. Perché già allora io ero Fefè 'a bellezza. Olga, non ne voglio talento. Il talento non serve a un cazzo. Col talento non vai da nessuna parte. Olga, voglio la fortuna. Non il talento.

           Ci hanno messo più di trentanni per capire che Giovanni Giorgio Moroder è un genio.

          La vita è solo questione di culo, e non c'è bisogno di pensare alla penicillina per capire che tengo ragione.

          La scia ambrata è sparita, c'è assenza di colori. E' tutto assolutamente indefinito, imprecisato. E' un blu non blu. Nuoto da tanto ma non sono stanco e nemmeno voglio tornare indietro. Lo so che se mi giro la casa non la vedo.

          Ho sempre tenuto fascino, e potere. Il potere più grande. Il potere di mandare a fare in culo chi merita di esserci mandato.

          Ad Olga non piaceva bere, era l'unico difetto che teneva. Della moltitudine imprecisabile delle femmine che mi hanno voluto non ne ricordo un'altra che non ci piacesse bere. Sì, che mi hanno voluto. I maschi coglioni usano dire che si sono fatti a quella e quella e quell'altra. Pochi hanno la consapevolezza che sono loro che aprono le gambe quando vogliono aprirle. Olga diceva che l'autocontrollo andava salvaguardato. Se andiamo a cena e vuoi bere, allora ci andiamo a piedi o prendiamo un taxi diceva. Olga era pur sempre 'na femmina ed in quanto tale un tantino rompicoglioni.

          Tutto ciò che viene fatto in nome e per conto di due Regine, Inesperienza e Buona Fede, deve essere sempre perdonato e giustificato.

            E' inspiegabile come possa esservi una tale moltitudine d'inetti peraltro mal vestiti e per nulla ironici tra coloro i quali ricoprono a vario titolo ruoli dirigenziali.

          L'umiltà va esercitata con parsimonia. Non c'è nulla di peggio che frequentare un tirchio.

          L'ironia, e soprattutto l'autoironia dovrebbero essere quotate in borsa.

         Prima di morire spero d'incontrare qualcuno che mi dice che sì, è stata colpa sua e basta. Non è colpa di nessuno, solo mia. La colpa è sempre di qualcun altro.

         Olga, tenevi quel vestito bianco co' i fiori rossi e le ballerine bianche e il sorriso come a la porta del paradiso.

          L'indignazione. La banale capacità d'indignarsi. Volata via come un aquilone il cui filo sfugge di mano al bambino che lo controllava sorridente e adesso fissa il cielo esterrefatto senza riuscire a piangere.

           Trentanni fa Olga. Mi hai baciato e hai attraversato la strada. E io ti ho richiamata. E tu ti sei girata. Dando le spalle a un ubriaco convinto di guidare una astronave invece teneva in mano il volante d'una 127 di merda il cui cofano ti ha centrata in pieno nella schiena a novanta all'ora. Olga, hai sempre rotto i coglioni a tutti che non si deve bere e poi guidare.

            Mi hai lasciato, Olga. E non è giusto. Proprio no, manco per il cazzo che è giusto.

            E io me ne sto qua, immeritatamente in mezzo al mare. Non vedo più nulla, c'è solo il mare. E come si fa a dire che il mare è il nulla. La casa non la vedo. Gli amici stanno pronti. Per la festa.

           Olga, non ce la faccio a tornare. Non saprei che direzione prendere e ho pure freddo.

          E in tutto questo, i pomodori non sanno più d'un cazzo.



lunedì 3 giugno 2013

Amiche


          Non ho un problema particolare, è solo che mi annoio a morte e nella vita mi è sempre andato tutto fin troppo bene.

          Mi chiamo Annamaria Verrolla e sono nota come Ah. Appartengo alla bella società. Of course.

         Vi dirò la verità, 'sta cosa di Ah ora come ora non mi secca più di tanto. I primi tempi, quando lo venni a sapere, saltai su tutte le furie. Poi ci ho fatto l'abitudine. Anche perché, parliamoci chiaro, è vero. Voglio dire, la faccenda di Ah. Mi chiamano Ah perché Ah è il mio grido di battaglia quando mi faccio sbattere. Sì, perché a me piace assai assai fare all'amore. 

          Ero piccolina, allora. Tenevo sedicianni e mi chiusi nel bagno con tre amici miei che a loro non gli sembrava vero. Un cannone e tre cannoncini tutti dentro alla bocca mia. E quando godo io urlo forte Ah e Ah e Ah e Ah, e lo urlo forte forte pure quando non godo. Insomma io basta che faccio all'amore e faccio Ah.

         Vi giuro, non lo so con quanti ho fatto all'amore nella vita mia. Adesso tengo trentadue anni e mi sono sposata a un pezzo di babbione di 48 anni e ci ho fatto un figlio. E sto per farne un altro, di figlio. Ma non è del babbione.

         Io m'annoio. E allora fotto e mi faccio fottere. Fotto nel senso che tengo pure un altro vizietto, roba da niente: se vedo 'na cosa che mi piace io me la piglio. Magari poi sono costretta a nasconderla, ma intanto me la piglio. Pure se si tratta di cose che appartengono a persone che il babbione si invita a casa nostra. Nostra, a dir la verità la casa è sua. Ma che differenza fa.

         Di me non è che si dica poi tanto bene in giro, ma che importa.

         Io m'annoio. Ho provato a starmene buona buona subito dopo sposata. Ho resistito un anno. Anche perché l'unico che non mi fa dire Ah è proprio il babbione, e allora che volete.

         Secondo il babbione mi vesto, o meglio mi svesto, in modo un tantino eccessivo. Io dico che non c'è niente di male se uso i pantaloni che mi spaccano letteralmente la passerina a metà. Mi sono pure rifatta un po', niente di che. Il naso, poco poco la boccuccia, e poi le extension e siccome non sono proprio alta, sì va be' so' piuttosto bassa uso i taccazzi pure quando vado in spiaggia. Anche se è un po' scomodo andare in spiaggia con i tacchi.

         E' ovvio, gli uomini mi guardano. Ma generalmente mi piace farmi quelli che non mi cacano proprio. Soprattutto gli amici del babbione, che non se ne accorge mai. A quello ci piace cucinare e invitare gente a casa. Quello cucina e mostra la casa alle mogli degli amici, e mi porto nel bagno gli amici suoi. Che mi fanno fare Ah. Qualche volta le mogli degli amici si accorgono della cosa e allora cambiamo comitiva. Se durante una cena qualcuno mi fotte, io mi fotto qualcosa dalla moglie di qualcuno. Un cappellino, una stola, un paio di occhiali, un telefonino, ma chi se ne frega io frego e basta.

          E m'annoio, però.

          Pure oggi, mi sto annoiando. E allora mi chiamo a Vitina, quella cretina.

         Vitina è talmente cretina che non s'è accorta che Angiolino m'ha fatto fare Ah. Però a Vitina io non ci ho ancora fottuto niente, a parte il marito, Angiolino appunto,  che poi è pure il padre di 'sto figlio nuovo in arrivo. Dettagli.

          "Vitina, bella che fai?"
          "Annamaria! Cara, sono in banca. Ma oggi è moscio, non c'è nessuno. E tu, che fai?"
          "Oh, nulla. Ho fatto venire mia madre a prendersi il bambino, le ho detto che non mi sentivo tanto bene e quella è corsa qua. Solo che voleva restare, allora ci ho detto mamma, fanculati fuori da qua con il pupo".
          "Ehehe eh eh eh, sei troppo forte Annamaria".
       
          Questa davvero pensa che so' forte, mi fa tenerezza la cretina che è pure cornuta: la cretirnuta! 

          "Ascolta Vitina, ma tu l'hai vista com'era vestita quella cessa di Giuliana l'altra sera? Oddio, ma sembrava davvero una disperata".
           "Mamma mia quanto tieni ragione, 'na zingara. Io capisco pure che stai attraversando un momento difficile eccetera eccetera, ma allora stattene a casa. Cioè forse quel vestito tiene più di dieci anni, gliel'avrò visto una ventina di volte ... e la borsa? Naaah".
          "Eheheheeehehe, sì sì. La borsa! Tutta rovinata, maccheccazzo, che non portartela la borsa! E che borsa poi, cazzo ma manco da Carpisa ... ma che cacata ... e nemmeno un gioiello, che pezzente!"
           "Ehehehe, e non parliamo poi del telefonino ... ma dico ... l'hai notato? Credevo che non ce ne fossero più di modelli così in giro ... hai visto poi quando l'ha chiamata il figlio ... ihihihihihihihi ... avrà urlato pronto pronto pronto forse cento volte, mi senti? E ti credo che non ti sente!"
          "Ihihihihihihihi, sì sì sì. Ma che cessa! La prossima volta non la chiamo proprio, sembra che portano sfiga, lei e quel fallito di marito che tiene".
            "Seeeeee ... a proposito del marito, guarda che l'ho notato come ti guardava ... ogni volta che t'alzavi ti fissava il culo ... n'altro poco e cacciava la lingua da fuori".
          "Ma veramente?"
          "Eeeeeeh mo', eddài ... ecché non l'hai notato!"
          "Mah, non saprei ... 'na guardatina, sì ma proprio che mi fissava ... non saprei".
          "Ueeh ... ecché ma mica t'interessa, vero?"
          "Vitina, ma che sei scema? Ma figurati ... a me quello non m'è mai piaciuto, ma ci mancherebbe".
          "Eh Annamaria, eddài ... che lo sai che ti guardano sempre tutti, eddài ... perché non ti sei accorta che quando ti sei alzata a ballare tutti i maschi ti guardavano ... eddài ma che per piacere ...".

         A dir la verità cretina d'una Vitina, eccome che me ne sono accorta mi meraviglio che tu hai notato che mi hanno guardato ma non ti sei accorta che ci ho fatto una pippa a Angiolino, tuo marito, mentre tu ti tracannavi il vino, alcolizzata d'una cretirnuta.
          "Senti Vitina piuttosto, ma tu hai visto a Daniele e Marcella ... che cazzo di faccia tosta ... come se niente fosse ... bisogna proprio esserci nati per certe cose ... cioè proprio il giorno della cena ... quello Daniele stava su tutti i giornali ... l'assessore del cazzo ... mo' se lo portano in galera e quello come se niente fosse ... a che faccia di cazzo".

          Eggià, Daniele è 'na faccia di cazzo, e tu? 'Sta grande troia di merda, Ah! Ti sei fatta chiavare da mezza città, e Daniele fa schifo. Adesso, fa schifo. Ma tutte le pratiche che ha passato a quel pesce lesso e grasso di tuo marito, quelle mica ti facevano schifo, vero? Ogni pratica nu gioiello, e il gran babbione grasso che te li compra dal gioielliere che tu ancora mo' ci vai a fa' i servizietti, e dici che gli altri fanno schifo.
          "Oh sì sì, ma quanto tieni ragione ... quelli non dovrebbero uscire proprio di casa, Marcella s'è lamentata degli arresti domiciliari, ma vattenn' che t'hanno fatto un favore a non farti usci' di casa ... che prima o poi a quello ce lo fanno nu bello paliatone!"

           "Sì sì, è garantito che glielo fanno un paliatone ... forse Marcella si lamentava dei domiciliari perché non era libera di fare salire il portiere a pulirci la canna fumaria ..."
            "Maro' ... ma veramente? Giuro che non sapevo niente ...".

           Ma sentitela, 'sta cretirnuta pare 'na Montessori come se non lo sapessimo tutti che ti sei fatta a mezza banca.
             "Eeeeh Vitina, mamma mia che devi sempre fa' la finta ingenua ... essù sù che lo sanno tutti quanti che Marcella si fa menare dal portiere ... di sicuro da un anno almeno".

            Ma che gran faccia di merda, sentitela a questa come è brava a dire chi si fa mena' da chi, ma pensa a chi ti meni tu, 'sta ninfomane zoccola cleptomane ladra, 'sta ladroccola di merda!
          "Annamaria, veramente non lo sapevo ... sembravano forse gli unici ad andare d'accordo, vabbe' ovvio oltre a te e Tonio e me e Angiolino".

          Mamma mia mo' quasi quasi te lo dico che Angiolino tuo è padre del figlio mio, che cretirnuta alcolizzata!
           "Eh se' se' ... invece no! Ci salviamo solo noi. E poi si vede proprio che Angiolino è ancora innamorato assai di te". Sì sì, assai. Proprio assai.
           "Annamaria, che lo sai, bisogna stare attente. Non ci si deve distrarre. Quello un marito se te lo vuoi tenere sappiamo come si fa, e ci mancherebbe!"

          Cretirnuta d'una cretirnuta, maronna maronna che fatica che sto' facendo, mo' te lo dico che mentre tu ti sei andata a scegliere l'ennesima bottiglia di vino da tracannarti io mi so' andata a tracannare nel bagno alla schiuma calda di Angiolino tuo, 'sta cessa.
          Meglio mantenere la calma. Preserviamo gli equilibri. Profilo basso, lo chiamano. Che volete, la buona società ha le sue regole. Andiamo, schiena dritta, testa alta e un gran sorriso.

           Ladroccola, maialazza. Fammi stare serena madonnina bella e cara, altrimenti questa ci cambio i connotati e soprattutto poi non m'invita più a casa sua. E dal momento che è l'unica che ci invita ancora,  Vitina fai la brava, fai la brava e fai la brava.

         "Una cosa te la devo dire, quando ci penso ancora che mi vengono le lacrime agli occhi, tesoro caro. Annamaria, il premio Oscar ti devono dare".

           Il premio Oscar, mi devono fare santa lurida cretirnuta che altro non sei. Santa mi devono fare che sto ancora qua a parlare con te. E t'ho chiamata io, cretirnuta lurida.
           "Amore mio bello della vita, a che ti riferisci?"

          "Gioia bella, a quando hai detto a Rosetta che sembra sempre più giovane!"

          "Hihihi, e la cosa più bella è che quella mi ha pure creduto. E poi, ogni volta che viene a casa porta qualche cosa da quella pezzente che è. Dico, hai visto? Ha portato una scatola di cioccolatini. Ce n'erano dieci dentro. Ma che pezzente!"

           "Luce dell'universo, quanto tieni ragione. Manco uno a testa. Ma dico, meglio che non porti niente proprio!"

           E già, 'sta cretirnuta devono fare tutti come fai tu che ti presenti sempre a mani vuote. 'Sta grandissima scostumata.

          "Ascolta tesoro, mi piacevano le scarpe che avevi, nuove?"

          "Sì, sì. Me le ha regalate Angiolino mio". Se', aspetta tu che Angiolino mi regala qualcosa.

          Hai capito, Angiolino mo' ti fa pure i regali. Si deve fare perdonare, il bastardo.

           "Scusa bellezza, mi suona il cellulare un attimino un attimino che vedo chi è ..." Oh, ma che bello parli del diavolo. Sarebbe simpatico simpatico che mo' ti dicessi scusa Vitina grande cretirnuta devo rispondere a quel porco ti tuo marito ci sentiamo dopo. Meno male che sono una signora.

          "Pronto? Ciao ciao, tutto bene? No, sono a telefono con Vitina ti posso richiamare? Ecco, è meglio sì sì ciao ciao ... Scusa Amore immenso, dicevamo?"

           Amore immenso, ma quant'è falsa Lady Ah, la ladroccola.
          "Chi era?" Sicuramente qualcuno che mo' te lo viene a buttare visto che hai ammollato il pargolo a quella sderenata di tua madre.

         "Uh che palle, era Manuela per la faccenda della Croce Rossa, poi la chiamo. Quella co' la scusa della Croce Rossa vuole sapere com'è andata la cena, ma fatti i cazzi tuoi e resta quell'emarginata sociale che sei!"

          Emarginata sociale, ha parlato la regina d'Inghilterra. Ma 'sta cafona arricchita.
          "Annamaria, ma che tu sei troppo buona. Dai sempre retta a tutti. Sei sempre troppo disponibile, davvero non so come ci riesci".

         E sì, mo' ti dicevo che tuo marito ha detto che tra cinque minuti sale a casa che mi porta il filoncino caldo caldo.
         "Vitina Vituccia uccia uccia, e che ti devo dire. Come si dice nolbessa oggigge, quando tieni certe responsabilità, quando rivesti certi ruoli devi saperti muovere in un certo modo. Tu mi puoi capire". Eccome che mi puoi capire, cretirnuta alcolizzata. Ma che devi capire che a te non ti caca manco lo sciacquone del cesso di casa tua.

          Nolbessa oggigge, 'sta ladroccola ignorantissima, 'sta donnaccia di strada.
          "Amore lucente, ti dico la verità non t'invidio proprio".

          Sì sì, come no. Non m'invidi proprio.
         "Oh, scusa Vitina Vituccia uccia uccia. Devo aprire la porta, mi hanno portato la spesa. Ci sentiamo dopo?"

          "Come vuoi tu, tesoro. Se vuoi aspetto in linea".

          "Uccia uccia, sai che ti dico? Hai ragione, aspetta in linea che tanto me la sbrigo bello subito subito". Eccome che me la sbrigo in fretta, mo' ti faccio vedere io.

          Che vi devo dire, io m'annoio. Mo' vado ad aprire la porta, è Angiolino che m'ha portato il filoncino suo. E io mo' me lo pappo mentre la moglie m'aspetta al telefono, magari ci sente pure, sai che sfizio ...


lunedì 20 maggio 2013

Rattalinoto Santarcangelo, Il Conquistatore.


          Tengo un io spropositato, immenso. Assai che è  grosso 'sto io mio. Mi piace, ce lo piazzo dentro a ogni discorso mio, il mio io. Io, io, io, io, io. Quanto mi piace. Mi piace compiacermi.

         Chiariamo pure subito subito n'altra cosa. Io non faccio un cazzo di niente. Io semplicemente, esercito e gestisco il potere. E io di potere ne tengo assai. 

          Sono un politico. Sono sempre stato eletto co' certi numeri che pure il mio ego ipertrofico fa una certa fatica a comprendere come è possibile che sono l'espressione d'una maggioranza che viaggia intorno all'ottanta per cento delle preferenze. Manco quel cazzo di Breznev le teneva certe maggioranze.

           Mi chiamo Mario Canio Rattalinoto Santarcangelo, vengo da un piccolo insignificante paesello del sud e faccio Il Conquistatore. Non ho lavorato un solo giorno in tutta la mia vita. Parlo co' n'accento che a confronto Ciriaco De Mita pareva n'insegnante di dizione. E tengo pure 'na faccia d'una antipatia che non ha eguali. Io ci ho provato a srozzarmi, ma non ci sono riuscito. Uno se nasce rozzo, sempre rozzo resta. Io però sono un rozzo di potere. Tengo il potere e tengo pure la presunzione d'essere superiore a tutto e tutti. Io ci tenevo alla predisposizione per il comando.
          Ci sta chi dice che comandare è meglio di fottere. Non saprei, perché tanto io esercito il comando soprattutto per fottere.

         Ovviamente, sono di sinistra. Ci mancherebbe.

         Ed è proprio perché sono di sinistra che tengo una certa euforia inguinale quando comando. Soprattutto nelle piccole cose. Tipo quando ci dico all'autista mio di venirmi a prendere un quarto d'ora prima di quando stabilito per poi scendere sotto al portone dopo averlo fatto aspettare venti minuti. Io mi compiaccio di simili bassezze. E quando esco dal portone mi piazzo davanti allo sportello della classica auto blu e aspetto che quest'uomo, un mio simile, scende dalla macchina e mi toglie la giacca. Che poi ripiega e sistema sul sedile posteriore. E io aspetto. Aspetto che quello mi apre lo sportello, e mi siedo e guardo sprezzante a tutti gli altri condomini che da dietro alle loro cazze di finestre arrabbiano come gli affamati e arrabbiati cani di strada.

           Io mi compiaccio. Io tengo il controllo. Io tengo la goduria spropositata quando m'accolgo nella stanza mia l'imprenditore di turno che viene a piangere per ottenere l'appalto e io lo tratto come alla peggio delle merde di quei cani arrabbiati di strada. E l'euforia inguinale mi cresce forte assai quando quello mi passa la busta piena di soldi e io me la stipo nel cassetto. E quando quello se ne va io mi chiamo al cellulare alla moglie sua. E ci dico di venire mo' stesso nell'ufficio mio. E quella grandissima zoccolona piglia e scappa da me. E io me la fotto sopra alla scrivania, e dopo che ho finito di sbattermela apro il cassetto della scrivania e piglio la busta intestata del marito e vedo che lei ha riconosciuto la busta e non fa una piega la zoccolona e allora prendo un foglio da cinquecento euro e ce lo regalo e ci dico tie' vatt'accatta' 'na cosa ca' t' piace. 

          Eccerto che ce lo so, so' 'na merda d'uomo. Ma mi piace, mi compiaccio di questo. Epperò, e che 'sta zoccola forse è meglio di me? O il marito? Ma fatemi il piacere.

          Io non lascio niente. E 'sto Berlusconi, lui e i suoi processi. Tse', è nu dilettante! E sapete perché? Perché quello le femmine se le paga co' i soldi suoi, io alle femmine me le sbatto dove voglio e quando voglio e ce le prendo per il culo due volte. La prima da sopra alla scrivania e la seconda quando ci dico di stare tranquille che ci trovo al posto di lavoro. A qualcuna pure l'ho sistemata, tanto paga la regione.

          Io mi compiaccio. E faccio alle vacanze di lusso. Tengo un sacco di orologi, non ne ho pagato manco uno. Vado dal sarto, mi faccio quattro vestiti al mese. Paga la regione. Controllo a tutte le nomine, pure quelle dei nemici. Ma nemici non ne tengo. Ce lo so, qualcuno mi parlerà dietro. Ma tanta cazz', l'importante è che quando stanno davanti a me s'inchinano. 

          Io sono Il Conquistatore, e come ogni conquistatore che si rispetti non faccio prigionieri. Io brucio, e stupro.

           Nessun sacrificio, ho avuto ovviamente un bel po' di culo. Tutto qui. E ora è tutto mio, qui. Manco ve l'immaginate il potere che tengo, le cose che posso fare. Non pago niente.

           Io mi calo lo sciambaaagn! Manco mi piace assai, allo sciambaaagn. Ma faccio presto, vado alla capitale e mi scelgo il più costoso. A volte ce lo faccio scegliere alla zoccola di turno. Tanto paga la regione. 

          Io mi faccio le leggi regionali. E mi faccio pure le scribacchine che m'aiutano a fare le leggi. Io mi faccio i concorsi a piacimento mio. Io mi faccio le assunzioni dentro e fuori alla regione. Io mi controllo alla stampa locale. Io stabilisco chi deve fare cosa dentro alle commissioni. Io non tengo l'opposizione. Io stabilisco persino dove si deve comprare alla carta igienica per i cessi della regione.

          E nessuno mi dice no. Manco quella bona assai dell'ufficio ragioneria. Che femmina. Giovane. Bella, soda e formosa. Rosetta, trentanni dentro a un corpo di marmo. Sempre aggiustata e profumata. Me la chiamo dentro all'ufficio mio. La faccio sedere. Lei si siede e io m'alzo e appresso a me s'alza pure l'altro io mio. Chiudo a chiave la porta. E quella, Rosetta, impallidisce. Ha capito. Lo vuole pure lei, anche se mo' s'è alzata da sopra alla sedia. Io ci zompo addosso e quella mi da' una sberla. Forte assai, 'sta sberla. Però non urla, e io me la meno. E quella dice no, no, no, no, no e piange mentre la riempio di roba mia. Poi la caccio dall'ufficio. Me la rifarò, è sicuro. E la prossima volta quella non mi colpirà, è sicuro.

          Io sono la regione. Io mi compiaccio. Io non tengo paura di niente. Io sono il rozzo, Il Conquistatore. 

          I cosiddetti salotti buoni, ma vafangul va' va'. Tutti vogliono Il Conquistatore. E io vado da tutti, e a quasi tutti trovo da fottere, qualche culo o qualche portafoglio. Perché comandare è fottere, e io comando e fotto.

          Io non tengo rispetto per nessuno, e tutti mi devono rispettare. Se vogliono lavorare. Io non ho mai lavorato. Spendo i soldi che non sono miei e mi fotto i soldi e le mogli di chi lavora solo grazie a me.

          Io la morale la predico, e basta. Io le leggi le faccio, non le rispetto. E vafangul!

          Io sono Il Conquistatore.

          I magistrati mi tirano il pelo più lungo. Uno in particolare, che poi è l'unico che mi sta dietro a frantumarmi i coglioni senza capire che è lui il coglione. Si chiama Attilio Littarota e viene da Roma. Va dicendo che vuole incastrarmi, io già mi so' mosso per farlo trasferire. M'hanno detto che tempo due mesi e me lo tolgono da sopra al cazzo.

        Io sono Il Conquistatore, e certo non mi ferma un magistratorucolo frustato e invidioso. Vafangulo Littarota!

         Sono mossa dalla passione, pura. Ho iniziato al liceo, mi sono inventata il giornalino scolastico. Un po' di gossip, un po' di cronaca scolastica, le foto della gita, i report dei giochi della gioventù. Scrivevo cose così e facevo tutto da sola. Una mano me la dava Rosetta, l'amica mia di sempre. E nel frattempo mandavo articoletti al giornale locale. Piano piano sono riuscita a farmi apprezzare dal giornale locale. Ho iniziato con qualche lettera, poi qualche intervento sulla politica del posto. Per farla breve, sono dieci anni che scrivo per il giornale. 

          Mi chiamo Lucia Nerila, dicono che sono un tipo. Tradotto vuol dire che sono un cesso, forse per questo non riesco a trovare un lavoro. Quindi scrivo per il giornale, ovviamente mi pagano quando capita. Ma io scrivo perché mi piace.

         Sono amica da sempre di Rosetta Filippica. Rosetta lavora all'ufficio ragioneria della regione. Rosetta è stata violentata dal presidente Rattalinoto Santarcangelo, lo chiamano Il Conquistatore. Rosetta mi ha raccontato che è stata chiamata dal presidente nel suo ufficio. Era quasi l'ora d'uscita. Ha detto che quello ha chiuso la porta e le è saltato addosso. Rosetta dice che l'ha colpito forte con uno schiaffo sul volto, ma quello non si è fermato. Rosetta piange anche adesso. Il trucco viola le cola lungo il suo bel viso mediterraneo. Rosetta mi dice che ha avuto paura, che non sapeva cosa fare. Che non è riuscita ad urlare. Rosetta mi dice che quello le è venuto dentro. Rosetta dice che ha sempre detto no mentre quell'animale si agitava dentro di lei.

          Da noi fa sempre freddo ma oggi sembra essere esplosa l'estate. Questo penso mentre guardo fuori dalla finestra dell'ufficio del Dott. Littarota. I raggi del caldo sole mi costringono a chiudere e gli occhi. Così non vedo entrare il magistrato, che mi stringe la mano e mi chiede perché ho voluto vederlo. Ho ancora la vista piena del nulla caldo e bianco quando racconto di Filippica e del Conquistatore. Mi accorgo solo adesso che il magistrato aveva una matita in mano, e me ne accorgo solo perché sento il rumore della matita che si spezza. Il Littarota mi fa dono di uno guardo fatto di raggi di puro odio. Però mi dice che non può far nulla senza la denuncia di Rosetta. Spiego a questo onesto servitore dello stato che la mia amica è terrorizzata, e quindi non sporgerà mai formale querela.

          "Mi dispiace tanto, davvero". Littarota si alza e mi abbraccia.

          Quando esco dal tribunale ho voglia di piangere anch'io. Forse lo faccio dal momento che il direttore del giornale mi dice che ho gli occhi rossi. Gli spiego che ho fatto la stupidaggine di guardare il sole, sarà per questo. Poi gli consegno il mio pezzo. Il direttore non batte ciglio mentre legge del Conquistatore che si violenta una dipendente della regione. Lascia cadere gli occhiali da lettura dal suo naso aquilino e mi fissa a lungo, senza parlare. 

          "Te lo pubblico!" E mi abbraccia anche lui quando mi congeda. Due abbracci in mezz'ora, mi chiedo è affetto o una sorta di condoglianza?

          "Grandissimo pezzo di merda, io ti rovino! Hai capito, coglione? Io ti cancello da sopra alla terra!" Questo ci urla dentro al telefono Rattalinoto Santarcangelo al direttore del giornale.

          Non c'è bisogno che vi spieghi perché non scrivo più per il giornale, adesso. Il Conquistatore ha ottenuto che io sparissi dall'olimpo degli scribacchini. Il direttore ha così ottenuto un credito poiché ovviamente ha detto di non saperne nulla. E Rattalinoto Santarcangelo s'è rafforzato ancora di più.

          Hai capito a quella mignottella. Ha tenuto la faccia di spifferare tutto al giornale. E io so' più forte di prima. Senza nemmeno aver dovuto querelare. 'Na telefonata e si so' tutti cacati sotto. Le scuse. Mi hanno fatto le scuse in prima pagina. E il giorno dopo è venuto fuori che so' destinato a diventare uno statista di successo. E tra i corridoi della regione io mo' potrei camminare co' l'uccello in mano che nessuno s'azzarderebbe a dire niente. Persino la mia famiglia mi stima.

          Perché io tengo il potere. Io sono Il Conquistatore.

          Solitamente di notte il cellulare lo spengo. Così come pure mi piace dormire al buio. Invece ho dimenticato di chiudere le tende e soprattutto di spegnere il cellulare che adesso vibra e illumina d'una luce verde il soffitto. Fuori ci sono le stelle. Il display dice che Rosetta mi sta chiamando.

          "Dimmi".
          "Ciao Lucia, possiamo vederci adesso?"
          "Ma sono le quattro di notte".
          "E' urgente, ti prego".
          "D'accordo, dove?".
          "Sono sotto casa tua, apri il portone che salgo".
          "Ok".

          Quando le apro la porta Rosetta entra in casa e mi consegna due enormi sacchi neri, di quelli che si usano per la spazzatura. 

          "Fanne buon uso". Mi dice mentre, ovviamente, m'abbraccia. E se ne va, sembra un'attrice di tempi altri.

          Quando ho finito di esaminare il materiale di Rosetta è ormai l'alba. Il cielo sembra un'immensa ecchimosi in via di guarigione. Il prato che circonda il tribunale sembra una prugna in controluce.

          Stavolta il Littarota non m'abbraccia. Semplicemente, è allibito. Non crede a ciò che ha nelle mani. Sono i rendiconti di tutti i rimborsi spese dei politici della regione.

           Sono solo cazzate, puttanate. Si restituiscono i soldi, e tutto come prima. Io sono Il Conquistatore, nessuno può fermarmi. Che parlassero pure, i giornali. Lo scontrino delle caramelle? Un errore, e che cazzo. La ricevuta dello sciambaaagn? Non l'ho presentata io, forse è stato un mio collaboratore, s'è sbagliato e lo licenzio. Vergogna? E quale vergogna, ma fatemi il piacere. So' soldi che ci spettano e basta. La galera? Ma di che state parlando, io sono Il Conquistatore. Io dico chi va in galera, non quel frustratello di Littarota, fangulo a lui.

          Il Littarota mi ha concesso l'esclusiva, così al giornale m'hanno ripreso e mi hanno fatto pure l'assunzione regolare.

          Sono andati tutti in galera. Perché dalle ricevute dei rimborsi si è poi venuto a scoprire molto altro ancora, e qualcuno ha pure trovato il coraggio di parlare. Sicché Il Conquistatore adesso vede il mondo a strisce.

          Nello stesso giorno, un trafiletto nelle pagine della cronaca riporta di un suicidio. E' una donna, pare fosse incinta. Sembra non volesse il bambino. Ma neppure voleva abortire. Così, Rosetta Filippica, una gran bella donna che pareva n'attrice, s'è suicidata.

         Mi chiamo Mario Canio Rattalinoto Santarcangelo, faccio Il Conquistatore. Io sono in galera. Ma quant'è vera la Maronna tra dieci giorni esco e voglio il Parlamento, cazzo!




          

sabato 11 maggio 2013

BERLIN



... few days in Berlin ...






Hangin' In The Sun, Timid Tiger
Get Lucky, Daft Punk
Eyes Without A Face, Billy Idol
Friends, Ennio Morricone


lunedì 22 aprile 2013

Tutti A Tavola



          Ti avvicini al mio viso con quel pezzo di stoffa in mano, e io lo so come si chiama quel coso. Quel coso con il quale mi asciughi il rivolo di cibo che mi cola dal labbro destro. E la tua faccia, sul tuo volto c'è tutto lo schifo del mondo. Non mi pulisci perché mi ami, lo fai solo perché devi. E mi borbotti dietro, come ogni maledetta domenica. Tutti a tavola, anche il nonno rincoglionito. Sì, rincoglionito 'sta ceppa. Stufo piuttosto, e faccio finta di non sentirvi, di non capirvi. Se solo la mia parte destra del corpo potesse obbedire ai comandi del mio cervello. Lo prenderei da solo quel pezzo di stoffa. E con quel coso tamponerei le mie labbra ad evitare che ... che ... come si chiama ... sì, insomma ad evitare che il coso mi cosi sulla faccia e mi finisca su ... su ... su la cosa, ecco adesso non mi viene.

          Tutti a tavola, e fanculo a tutti. Oggi tocca a te, ma se l'ultima volta l'ho vestito io, non è vero tu l'hai solo lavato, già lavato ma che cosa hai lavato che avevo tutta la ... la ... la cosa sui cosi che sentivo quella cosa e allora vestilo tu che oggi non lo sopporto.

          Non lo sopporto, ma fanculo a tutti e che forse io vi sopporto? E che non le vedo le vostre facce insultanti quando non centro la bocca con il cucchiaio, non ero mica mancino io prima che arrivasse 'sta botta. Io ce lo dico alla testa di stare ferma e anche alla mano che regge il cucchiao ci dico di stare ferma. Ma la testa e il braccio e la mano non obbediscono ai miei voleri, semplicemente si fanno i cazzi loro così come avete sempre fatto tutti voi.

          Tutti a tavola, è domenica. Evviva, e fanculo. Oggi lavalo e vestilo tu, io vado a messa. Già vai a messa, e ti fai il segno della croce prima di iniziare a mangiare. Ma ti ho sentito quando hai detto a tuo marito che mi vuoi mandare in un istituto. Eravate in camera da letto, non ce la faccio più gli hai detto. Eravate nella camera che per una vita è stata la mia. E adesso è la vostra.

          Tutti a tavola, e non ce la faccio più. Ne ho abbastanza. Ha, voi ne avete abbastanza. Io invece sono qui che mi diverto come un matto. E' divertente, assai, cagarsi addosso. Ma che bello, dai che oggi stiamo un po' nella merda. Ed è divertente aspettare che la merda diventi un tutt'uno con me, che mi impregni fino a non sapere dove finisce la merda e dove comincio io. Perché quando mi cago addosso io non vi chiamo, perché non posso. E voi venite a vedere come va quando vi va. E siete voi che non ce la fate più, mentre io invece mi diverto a farmi togliere la cacca da voi.

          Tutti a tavola, ma fanculo. Oggi ci sono anche i miei ... sì, i cosi ... cioè i figli che voi, come si cosano quei cosi, ecco ... sì i ... ma chi cazzo se ne sbatte, e poi di nuovo quelle facce.
           Quei miserabili sguardi, offensivi, pieni del nulla del mondo ... la vostra insofferenza, ha! Vi chiedo scusa se vi fa schifo vedere la mia bava che accompagna il brodo ed entrambe penzolano all'angolo della mia bocca e voi girate la faccia. Voi, i miei cosi siete, io vi ho dato tutto. I cosi, sì ecco i figli, sì, voi siete i miei figli. Mai fatto una vacanza con quella poveretta di vostra madre, mai. Abbiamo rinunciato a tutto per voi, a tutto.

         Tutti a tavola, è pronto. E si guardano tra loro, come a dire sì sì è giusto, abbiamo preso la decisione giusta. D'altronde, non è mica colpa vostra. Un momento, e bummette. Arriva 'na botta. Sbatti a terra. Non vedi più un cazzo. Poi, ti svegli in un letto che non è il tuo. E senti le voci. E non riesci a rispondere. Devi pisciare, e allora ti alzi ... macché, mica ci riesci, ad alzarti. Ma devi alzarti, devi pisciare. Forza ... no, non ti alzi. E allora cerchi di dirlo a tutti 'sti coglioni che ti circondano, gli dici che hai bisogno di andare in bagno e che ti vuoi alzare ma non ci riesci ad alzarti. E nemmeno riesci ad attirare l'attenzione di uno di 'sti cazzoni da premio co' le facce contrite, allora provi proprio ad urlare e urli, ma nessuno le sente le tue grida. E inizi a sentire un rivolo di calore, e poi il puzzo, e poi il freddo e nessuno se ne accorge. Ma poi finalmente qualcuno se ne accorge, ed era meglio che non se ne accorgeva. Di nuovo le facce, le schifezze di tutta la terra sopra alle loro facce che commentano il puzzo del mio piscio. Vi chiedo scusa, signore e signori, se mi sono pisciato addosso.

          Tutti a tavola, oggi è l'ultimo giorno. Domani lo portiamo alla cosa così lì può cosare tutte le cose senza che noi cosiamo più ...

          Tutti a tavola, mica vi ho mai fatto mancare niente. Nè ricordo che vostra madre abbia mai fatto le facce che fate voi quando vi cambiava il letto nel quale vi pisciavate addosso. Già, ma è diverso.

          Tutti a tavola, ecco fatto. Il pranzo della domenica. Gli altri giorni siete tutti fuori a lavorare, mi dite. Perché pensate sia sufficiente chiudere un paio di ... sì di quelle cose che si aprono con le maniglie, così io non vi sento mentre parlate di me e mentre mangiate e mentre guardate la televisione e mentre sì, insomma mentre vivete lasciandomi qui in questo letto pieno di tutti i profumi di questo nostro magnifico colorato universo.

          Tutti a tavola, tanto vi ho sentito.

          Buongiorno Papà, come va oggi? Tutto bene? Dobbiamo vestirci, oggi ti portiamo a fare un giro, vedrai.

         E cazzo se ho visto, m'avete rinchiuso qua, in questo ... sì, in questo coso, pieno di cosi come me ...dove tutti cosiamo, e c'è pure coso ...


mercoledì 17 aprile 2013

Small Talk And Dreams

Small Talk



Get in the top of the tree. And strong shake the branches. And then, gather the leaves.
But I can not have blown away.
Here, think carefully before making small talk. Everyone likes to gossip, but once the stupidities have flown away then you do not collect anymore.

Sali in cima all'albero. E scuoti forte i rami. E poi, raccogli le foglie.
Ma non posso, sono volate via.
Ecco, pensaci bene prima di fare chiacchiere. A tutti piace il pettegolezzo, ma una volta che le stupidaggini sono volate via poi non le raccogli più.







Dreams



You're dreaming, but you have your eyes wide open!
Yes, and dream. Dream angels and see them. Dream God, who is a woman and is mulatta. Dream, and I see that there are no barriers, no boundaries, no distances. I dream that it's nice to trust. I see you and me, and I see that we are swimming in a vacuum holding hands ...

Stai sognando, ma se hai gli occhi spalancati!
Sì, e sogno. Sogno gli angeli e li vedo. Sogno Dio, che è una donna ed è mulatta. Sogno, e vedo che non ci sono barriere, non ci sono confini né distanze. Sogno che è bello fidarsi. Vedo noi che nuotiamo nel vuoto tenendoci per mano ...